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Apprendistato

L’apprendistato è una particolare forma di contratto di lavoro presente nel nostro ordinamento sin dal 1955 (legge 25/55), previsto dal legislatore di allora con l’obiettivo di regolamentare il periodo di apprendimento professionale dei giovani presso le imprese di ogni genere e dimensione. L’efficacia dello strumento è stata tale che ancora oggi esso è presente sia pure in una forma rinnovata e più moderna, in linea con le esigenze organizzative delle imprese degli anni 2000 e costituisce una delle migliori se non la migliore forma di inserimento lavorativo in azienda per i giovani fino a 30 anni di età. L’apprendistato è definito un contratto a causa “mista” nel senso che l’imprenditore oltre che far lavorare il giovane è tenuto a fornirgli un’adeguata formazione per aumentarne le competenze e la professionalità secondo un piano formativo individuale ben preciso. In cambio di questo impegno alla formazione il legislatore concede, all’impresa che assume apprendisti, un forte sgravio degli altri oneri sociali (contributi) che può arrivare, per le PMI ad annullare quasi il costo “indiretto” del lavoro (i contributi passano dal 33% al 1,5% per il primo anno nelle aziende sotto i 15 dip). Ancora, consapevole del minore apporto che il lavoratore potrà dare all’azienda, nella fase di apprendimento, la legge (D.Lgs 276/03 cd “legge Biagi) prevede che il lavoratore possa essere assunto fino a due livelli contrattuali inferiori a quello del lavoratore qualificato che svolge la medesima mansione. Inoltre il rapporto di lavoro, sebbene considerato a tempo indeterminato, ha una sua naturale “scadenza”, definita dai contratti di lavoro, in relazione alla mansione affidata al giovane, al termine del periodo considerato necessario a conseguire la qualifica (periodo di solito oscillante tra i 2 e i 4 anni).Infine, come misura “premiale” per gli imprenditori che, una volta qualificato il giovane, lo inseriscono in modo stabile nel proprio organico con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, viene previsto che gli incentivi  economici (riduzione degli oneri contributivi) proseguano, in questo caso, per un ulteriore anno dopo la fine del periodo di “apprendistato”. Tutte questo rende l’apprendistato la migliore forma di investimento sul capitale umano per le imprese che intendono inserire giovani talenti. E tutto questo non impatta minimamente sulla condizione dell’apprendista. Per lui/lei le condizioni di lavoro, i diritti, anche previdenziali e assicurativi (malattia, infortunio,, maternità, pensione, cassa integrazione ecc. ) sono i medesimi degli altri lavoratori, solo la retribuzione sarà progressivamente adeguata, potendo all’inizio, essere, come accennato, inferiore a quella dei colleghi esperti che svolgono la stessa mansione. L’apprendistato di antico oggi mantiene solo il nome.  La legge Biagi prevede:

 L’apprendistato in alternanza scuola-lavoro, destinato ai più giovani (a partire dai 15 anni) con l’obiettivo di fornire loro competenze pratiche a supporto ed integrazione del percorso scolastico. In questo caso gli apprendisti conseguiranno, al termine del periodo di apprendistato, oltre alla qualifica lavorativa un titolo di studio “qualifica” che vale a tutti gli effetti sia per il lavoro sia per proseguire gli studi.

L’apprendistato “professionalizzante destinato a giovani (16-29 anni) che abbiano già assolto agli obblighi scolastici (di solito si tratta di persone qualificate, diplomate e spesso laureate) ed è finalizzato ad aggiungere competenze professionali a quelle apprese durante l’iter di studi. Con questa forma di contratto, che può durare da pochi mesi fino a 6 anni, le aziende possono assumere pressoché tutti i giovani investendo sulle loro capacità, organizzando per essi corsi di formazione (all’esterno o all’interno dell’azienda) di durata variabile ed indicativamente pari a 120 h/anno,  godendo di tutti i benefici sopra elencati, sia di natura economica sia organizzativa in modo da rendere l’inserimento lavorativo più facile più conveniente e nel tempo più efficace anche in periodi come questi.

L’apprendistato “ in alta formazione finalizzato a “collegare” i centri di ricerca, in particolare universitari, con le imprese. Con questa forma di apprendistato infatti l’impresa, previa apposita convenzione con l’università o il centro di ricerca, può far svolgere attività di ricerca e sviluppo (di mercato, sui prodotti, sulle tecnologie produttive, ecc.) al proprio interno a cura di un ricercatore/lavoratore che farà da interfaccia con l’ateneo mettendo quindi a disposizione dell’azienda, per suo tramite le eccellenze tecnico scientifiche universitarie. Nello stesso tempo l’università potrà realizzare attività “dirette” sul campo acquisendo esperienze e competenze difficilmente realizzabili o acquisibili nei dipartimenti universitari e infine la persona impegnata in queste attività potrà ottenere da questa esperienza specifici Crediti Formativi Universitari, necessari per ottenere il titolo di dottorato.

Le ultime novità sono state introdotte dal decreto legislativo 81/2015 ART.44. HA RESO  POSSIBILE L’ASSUNZIONE CON CONTRATTO DI APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE – SENZA LIMITE D’ETA’- LAVORATORI PERCETTORI DI INDENNITA’ DI MOBILITA’ E DI TRATTAMENTO DI DISOCCUPAZIONE. .

Allo scopo di rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di tutti quei giovani che sono in cerca di occupazione, il decreto legislativo 81/2015, in vigore dal 25 giugno scorso in attuazione del Jobs Act, ha introdotto cambiamenti per il contratto di apprendistato.

Le novità principali riguardano l' «apprendistato per la qualifica ed il diploma» che viene ridenominato «apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e la specializzazione professionale» e l'«apprendistato di alta formazione e ricerca». Il provvedimento non ha invece modificato in termini significativi la regolazione dell'apprendistato cd. «professionalizzante e di mestiere», se non per il fatto della sua ridenominazione in «apprendistato professionalizzante» e la possibilità di assumere senza limiti di età i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o beneficiari di un trattamento di disoccupazione.

La ratio che ha ispirato la Riforma è porre le basi di un «sistema duale», in cui il conseguimento dei titoli, rispettivamente, del livello secondario di istruzione e formazione e del livello terziario, possa avvenire anche attraverso l'apprendimento presso l'impresa. Si tratta di una modifica importante perchè consentirà ai giovani di acquisire titoli di studio universitari e dell'alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, i diplomi relativi ai percorsi degli istituti tecnici superiori e il praticantato per l'accesso alle professioni ordinistiche con il contributo della formazione in azienda. Il sistema "Duale". Una volta a regime il datore di lavoro potrà in sostanza assumere un giovane studente dopo aver stipulato con l'istituzione formativa presso la quale è iscritto (es. scuola, istituto professionale, università) uno specifico protocollo per la formazione in azienda. Tramite l'accordo impresa-istituzione formativa lo studente lavorerà in azienda e potrà ottenere in cambio dei crediti formativi utili per il conseguimento del titolo formativo.  Lo schema del protocollo dovrà essere adottato con successivo decreto interministeriale che dovrà stabilire anche la durata e le modalità della formazione a carico del datore di lavoro e il numero di crediti formativi riconoscibili a ciascuno studente per la formazione a carico del datore di lavoro entro il massimo di 60. Gli incentivi. Al fine di incentivare il ricorso al contratto a carico del datore di lavoro, viene previsto che, salvo diversa previsione dei contratti collettivi, per le ore di formazione svolte presso l'istituzione formativa il datore di lavoro sia esonerato da ogni obbligo retributivo, mentre per le ore di formazione a suo carico sia dovuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli spetterebbe. Il decreto fissa inoltre il limite massimo del 60% dell'orario ordinamentale dei percorsi di istruzione tecnica superiore per la durata della formazione esterna da svolgersi presso l'istituzione formativa cui è iscritto lo studente. Altre novità riguardano il libretto formativo e la certificazione delle competenze. La registrazione nel libretto formativo del cittadino della formazione effettuata in apprendistato, resta di competenza del datore di lavoro nell'apprendistato professionalizzante, mentre, nelle altre due forme di apprendistato, diviene di competenza dell'istituzione formativa o dell'ente di ricerca di appartenenza dello studente. Per quanto riguarda la certificazione viene previsto, infine, che le competenze acquisite dall'apprendista siano certificate dall'istituzione formativa di provenienza dell'allievo.